Una Storia come tante

Cammino per la solita strada che mi porta al lavoro, è una giornata come tante altre. Ad un certo punto sento una strana sensazione: inizio a sudare, sento una pressione supiedi su un pendiol petto, il cuore inizia a battere sempre più forte, mi gira la testa, ho difficoltà a respirare…oddio cosa mi sta succedendo? Mi guardano tutti, sarò sicuramente pallido. Ho paura di svenire, mi formicolano le gambe…ecco adesso svengo…

A molte persone capita di vivere sensazioni e situazioni come quella sopra descritta, nella peggiore delle ipotesi la prima tappa è quella del pronto soccorso dove, dopo una più o meno accurata visita, verrà comunicato al soggetto che non si è diagnosticato nulla di clinicamente significante ma che molto probabilmente si è trattato di un attacco di panico. Quindi dopo la somministrazione di un ansiolitico si è dimessi e si torna a casa senza aver ben capito cosa sia realmente successo.

Oppure si va dal proprio medico di base il quale, dopo la solita visita e un eventuale accertamento specialistico a livello cardiaco, consiglia e a volte prescrive un ansiolitico da assumere, si spera per un breve periodo.

Intanto la paura di rivivere quei momenti terribili, in cui si è pensato addirittura di morire, permane e si fa sempre più invalidante, infatti spesso si evita di uscire senza qualcuno che ci possa soccorrere in caso di necessità e alla fine si rischia di isolarsi e rinchiudersi in casa proprio per evitare quei luoghi che possono favorire l’insorgere del sintomo. E allora l’ansiolitico ci accompagnerà per un lungo periodo della nostra vita.

Ma come mai proprio a me? Sono una persona come tante altre. Al lavoro sono molto preciso, non abuso di alcool, le droghe non so nemmeno cosa siano… allora cosa mi sta succedendo, non starò mica diventando pazzo?

No caro amico, non stai diventando pazzo.

Purtroppo i disturbi d’ansia, categoria nosologica ai quali appartiene anche il Disturbo da attacchi di panico con o senza Agorafobia, negli ultimi anni sono in vertiginosa ascesa e vedendo la situazione socioeconomica e la precarietà della vita di quest’ultimi tempi credo che continueranno ad esserlo.

Ma perché vengono gli attacchi di panico? Cercare di rispondere a questa domanda in poche righe sarebbe decisamente semplicistico e non esaustivo, infatti è presente moltissimo materiale in letteratura sulle possibili cause dell’insorgenza di questo tipo di disturbo.

Quello che ho potuto osservare a livello professionale riguardo la tipologia di soggetti affetti da questo disturbo è che molto spesso tali persone sono scarsamente in contatto con le proprie emozioni e le proprie sensazioni, è come se fossero sempre impegnati in una battaglia inconscia con la loro parte istintuale e, in quelle poche volte che riescono ad avere un contatto con tale parte, la vivono come molto pericolosa e potenzialmente distruttiva.

Insomma, una parte di sé da tenere al nascosto e sotto controllo.

A tale proposito, con i miei pazienti utilizzo spesso una “storiella” mitologica che ha come protagonisti il dio Pan e le Ninfe.

Pan, divinità benefica e positiva delle tradizioni pagane, è l’archetipo del signore della natura e degli istinti, dell’energia vitale che anima il mondo. Il suo improvviso manifestarsi provoca terrore nelle ninfe che fuggono di fronte a lui. Più esse fuggono e più Pan si sente spinto ad inseguirle. Da questa situazione nasce il panico delle ninfe, rappresentato nel cortocircuito psichico tra il loro fuggire e l’eccitazione di Pan, (simile al “Più mi spavento più sto male, più sto male più mi spavento”, caratteristico dell’attacco di panico). Il mito narra che quando Pan incontra la ninfa Eco, essa gli riflette la sua stessa immagine come in uno specchio, ed egli è così in grado di vedere sé stesso, e da questa presa di coscienza si genera in lui una profonda trasformazione: l’Albedo di Pan, in cui egli diventa bianco e si ritira in meditazione in una grotta in uno stato di beatitudine e pace.

Ansia generalizzata e attacchi di panico